Abbazia di San Lorenzo in Doliolo

Posizione

San Severino Marche

I primi documenti che menzionano l’abbazia di San Lorenzo in Doliolo, secondo la tradizione fondata dai monaci benedettini sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla dea Feronia, risalgono al XII secolo. L’attuale costruzione è il risultato di rimaneggiamenti avvenuti a più riprese. All’esterno spicca la torre campanaria trecentesca addossata alla facciata a capanna, alla cui base si apre il portale romanico, coronata da quattro bifore e da una centina di archetti. La chiesa, a pianta rettangolare, è disposta su tre livelli: la struttura ipogea della cripta, il lungo spazio basilicale e l’abside sopraelevato ad un unico vano. Nel suggestivo interno a tre navate, scandite da possenti colonne, si segnalano dipinti del Pomarancio nel catino absidale, mentre nella cripta medievale sono visibili frammenti di un importante ciclo di affreschi realizzato dagli illustri artisti settempedani Jacopo e Lorenzo Salimbeni.

APPROFONDIMENTO STORICO

Il primo documento noto che menziona l'abbazia è del 1119, mentre la specificazione in Doliolo appare solo nel 1171. Secondo il Serra l'abbaziale fu consacrata nel 1305 e nel 1393 aggregò l'abbaziale di Sant’Eustachio in Domora. Caduta in commenda nel XV secolo, sarebbe stata posseduta dai monaci fino al 1526. Al XVIII secolo viene riferita l'introduzione dei Cistercensi, ma anche l'elevazione della chiesa a cattedrale. Nel 1641 il commendatario Antonio Barberi avrebbe rifatto la volta della nave centrale e sostituito gli originari capitelli rovinati con elementi ottagoni di stucco, compromettendone l'impianto medievale (Mozzoni, Montironi, 1990). L'ipotesi del Serra (1922), ripresa anche da Mozzoni e Montironi (1990), che assegnava alla chiesa un impianto a due navate, pare convalidata dalle tracce della fondazione di un muro in corrispondenza degli archi di valico sul lato Sud e dalla diversità di materiale tra le colonne e le arcate a Nord in pietra e quelle a Sud in laterizio. Secondo il Piva (2003), invece, presuppone l'impianto a tre navate la cripta stessa, che è costituita dalla parte anteriore della prima metà del XII secolo, articolata in tre campate - di cui la mediana absidata - coperte a vela da due poderosi arconi trasversali a tutto sesto in pietra, e da quella posteriore a tre navatelle, risalente forse al XIV o XV secolo. Inoltre la cripta di prima fase, con transetto monoabsidato, con arconi trasversali e senza sostegni, costituisce da un punto di vista tipologico un precedente di Fonte Avellana (1197). Nel primo decennio del XV secolo la cripta fu allungata verso Est in risposta alle esigenze di maggiori spazi da riservare al presbiterio soprastante (santuario e coro), che secondo il Serra (1929) avrebbe avuto "colonne che continuavano le linee di quelle della nave", eliminate dalla ristrutturazione del 1625 che realizzò l'attuale vano unitario. Il corpo aggiunto di due campate è connotato da due sostegni circolari in laterizio e da sei volte a crociera, come si evince sia da un esame tecnico delle strutture murarie sia dall'apparato decorativo realizzato dai settempedani Jacopo e Lorenzo Salimbeni (la Crocifissione datata 1407 della sagrestia e il ciclo di Sant’Andrea della campata Nord-Ovest). Il termine post quem di tale intervento sarebbe invece costituito dagli affreschi della cripta romanica, databili tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, rappresentanti un Agnello cristologico su cielo stellato a Nord ed Evangelisti in clipei sulla volta centrale. Anche il portale lapideo tra la torre di facciata e la navata centrale, a tre strombi con duplice archivolto e timpano semicircolare, sembrerebbe databile intorno agli inizi del XII secolo. I sostegni circolari della navata e le relative basi sono stati giudicati dalla Sahler (1998) simili a quelli di San Vittore alle Chiuse e non anteriori al 1070. Le parti originali della facciata e del fianco Sud con monofore sono a piccoli conci lapidei di taglio e formato diversi. Una maggiore levigatura si rileva sulla parte occidentale della facciata, rotta tuttavia al centro da una finestra in laterizio con ai lati due coppie di archetti pensili originari su peduccio centrale. Mentre sul fianco meridionale esterno si distingue la parte inferiore originaria della muratura da quella superiore rifatta in materiale misto. Verso Est è infine evidente il posteriore prolungamento della chiesa con impiego di laterizio. L'altro elemento originale di San Lorenzo, oltre alla cripta, è senz'altro costituito dalla torre campanaria, addossata alla facciata a capanna, con la base in pietra bianca squadrata con cunei di marmo del secolo XII e con la parte superiore in laterizio coronata da quattro bifore e da una centina di archetti, entrambi trilobati, ascrivibile al XIV secolo. Com'è noto la torre centrale di facciata riconduce alla tipologia della tour-porche di origine nordica, diffusa in Italia già in età protoromanica (Betti, 1999) e documentata fino al XII secolo. Secondo il Piva (2003) la torre dell'abbaziale di San Lorenzo dipende con ogni probabilità da esempi dell'Italia centrale.