Abbazia di San Biagio di Piobbico

Posizione

Sarnano

Originariamente nota come Santa Maria tra i torrenti (“inter rivoira”), in quanto situata tra il Tenna e il Tennacola, l’abbazia fu fondata nel 1030 e consacrata nel 1059, mentre l’intitolazione a San Biagio risale al Quattrocento. L’XI e il XII secolo sono caratterizzati da un periodo di grande prosperità, cui fece seguito una fase di progressiva decadenza che terminò a metà del XIII secolo con l’abbandono del complesso da parte dei monaci. Dell’antica abbaziale oggi resta solo la chiesa, che nel tempo è stata soggetta a trasformazioni tali da non consentire di delinearne con certezza l’impianto primitivo. Nel 1117, in particolare, come riportato nell’iscrizione sul portale, venne arretrata la facciata, probabilmente a causa di problemi statici, e di conseguenza ridotta la lunghezza della navata. L’unica parte interamente conservata è la cripta, che si sviluppa sotto il presbiterio fortemente rialzato, divisa in tre navate su colonne in tufo e pietra. Da segnalare anche gli affreschi che decorano l’abside e la parete destra, ascrivibili al XV secolo.

APPROFONDIMENTO STORICO

Isolata in una conca verde nei pressi di Piobbico, la chiesa di San Biagio costituisce la parte superstite di un'abbazia benedettina fondata nel 1030 e consacrata nel 1059. Originariamente circondata da due corsi d'acqua, il cui percorso è tuttora segnalato dalle linee degli alberi ai lati dell'edificio, l'abbazia era denominata Santa Maria tra i torrenti, appellativo sostituito nel Quattrocento dall'intitolazione a San Biagio, al quale era già dedicata la cripta. Dopo un periodo di grande sviluppo e importanza l'abbazia conobbe una grave decadenza, che determinò alla metà del XIII secolo l'esodo dei monaci entro le mura di Sarnano, dove fondarono un oratorio dedicato alla Vergine che costutisce il nucleo originario della chiesa di Santa Maria di Piazza. Le trasformazioni subite dalla chiesa di San Biagio non consentono di delineare con certezza l'impianto originario dell'edificio, con ogni probabilità ispirato al modello basilicale a tre navate con presbiterio sopraelevato. Mancano infatti tracce dell'esistenza della navatella destra, mentre sul lato opposto sono ancora visibili sia all'interno che all'esterno i segni delle arcate che separavano la laterale sinistra dalla nave centrale. Nel 1117 - come si evince dall'iscrizione sul portale - la chiesa fu ridotta in lunghezza e, di conseguenza, fu arretrata la facciata. Esternamente la costruzione appare formata dall'incastro di corpi squadrati di varia altezza e dimensione: nel tronco parallelepipedo dell'unica navata si innesta il blocco del presbiterio sopraelevato e l’abside squadrata poco profonda. Ai suoi lati sono aggregati due piccoli fabbricati coperti da tetti a una falda, di cui quello a sinistra sormontato da un campanile a vento; sul fianco sinistro dell'aula si addossa infine una cappella con tetto a due falde eretta dopo l'abbattimento della navatella corrispondente, avvenuto nel secolo XVIII. La copertura a capriate lignee è interrotta da un arcone trasversale, che delimita il rialzamento del tetto sull'area del presbiterio, mentre sulla parete sinistra appaiono con evidenza i tamponamenti degli archi che immettevano nella navata laterale. Sul fondo piatto dell'abside e lungo la parete destra si susseguono pannelli affrescati con figure di santi e una più intensa scena di Adorazione dei Magi ascrivibili a due diversi artisti della prima metà del XV secolo, Giovanni di Corraduccio (per i riquadri presbiteriali) e Matteo da Gualdo (per gli affreschi della navata). La cripta, l'unica parte interamente conservata della costruzione originaria, è a tre navate su colonne in tufo e pietra, due delle quali ottogonali. Sui capitelli di rozza fattura ricadono le volte a crociera che ricoprono il sacello.